Molte delle creazioni più originali della tradizione orafa tarantina sono destinate ad una clientela indigena dalle notevoli possibilità economiche. I corredi di alcune tombe rinvenute in importanti centri del territorio apulo mostrano nuove variazioni nella realizzazione delle corone, dalle leggere lamine auree ritagliate a guisa di foglie e nel serto di rosacee da Caeliae (Carbonara).
Effetti di straordinaria bellezza sono raggiunti nel sigillo in cristallo di rocca, elegantemente inciso con il motivo del cane che assalta il cervo, parte del corredo di una nobile fanciulla dell’antica Egnazia.
La raffinata esecuzione delle oreficerie provenienti dalla Daunia, dalla Peucezia e dalla Messapia, alcune delle quali entrate a far parte delle collezioni di musei italiani e stranieri, mostra il gusto ricco e sontuoso di esponenti di spicco delle aristocrazie indigene che, sensibili al linguaggio artistico greco e magnogreco, commissionano prodotti in metallo prezioso, importando, inoltre, ceramiche figurate di alto livello stilistico.




